Società Athesis S.p.A. – Corso Porta Nuova, 67 – I-37122 Verona (VR) – REA: VR-44853 – Cap. soc. i.v.: 1.768.000 Euro – P.IVA e C.F. 0021396023
Copyright © 2022 – Tutti i diritti riservati
I giacimenti di marmo di Botticino tornano ai piccoli cavatori. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dalla Cooperativa Valverde e dall’azienda La Cima di Bresciani, che si erano viste respingere dal Tar, nel maggio dello scorso anno, la richiesta di annullamento del bando di gara sull’affidamento delle aree di cava nel bacino dell’Ate03 di proprietà del Comune e delle linee-guida nell’organizzazione dell’attività estrattiva decise nel 2017 dall’esecutivo all’epoca guidato dal sindaco Donatella Marchese. Condizioni che di fatto avevano finito per escludere tre aziende dal bando di gara perchè non possedevano i requisiti indicati, ammettendo alla procedura un unico soggetto, ossia il Consorzio Botticino Classico Group, al quale era stata affidata la concessione per 8 anni rinnovabili. Il bacino marmifero dà lavoro ad un centinaio di persone, il che significa che la metà, se fosse passata la linea del gestore unico, avrebbe perso il lavoro. «Finalmente la situazione si è sbloccata - commenta il sindaco Gianbattista Quecchia – e si potrà ripartire, rimettendo in moto tutto il comparto. Abbiamo sempre nutrito forti perplessità sulle modalità e i criteri del lotto unico in base ai quali il precedente esecutivo aveva ritenuto di procedere, ritornando di fatto ad un regime di monopolio. Il vero problema è che si è perso troppo tempo: le aziende non hanno fatto progetti, investimenti ed interventi necessari per garantire il futuro del bacino marmifero, e abbiamo perso mercato. Lo stop forzato, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, ha “ingessato“ ulteriormente un settore già fortemente in crisi. Ma l’importante, adesso, è ripartire». Secondo le aziende ricorrenti, la scelta del lotto unico corrispondente all’intero comparto, adottata nel 2017, «ha scardinato l’impostazione storicamente consolidata per lo sfruttamento del sito, contraddistinto da aree di cava gestite in modo autonomo da 6 operatori del settore di medio-piccole dimensioni attualmente presenti, tra loro coordinati, ed in grado di assicurare la valorizzazione del prodotto». L'opzione del lotto unico era stata giustificata dal Comune in base «al dichiarato, ma illusorio, obiettivo di incrementare i livelli di sicurezza delle attività estrattive e di razionalizzare lo sfruttamento del giacimento attraverso una gestione unitaria», si legge nella memoria del ricorso, che rimarcava una serie di fragilità del bando come «il quantitativo annuo richiesto dal Comune, pari a 1.006.000 quintali di marmo all’anno, superiore ai rendimenti passati e tale da richiedere pertanto un’intensificazione degli scavi, e con essa dei rischi per la sicurezza». L’unicità «dell’operatore economico ammesso a partecipare alla procedura di gara impugnata è solo formale - hanno sostenuto i ricorrenti -, dal momento che il Consorzio stabile raggruppa tre delle imprese già attive nel comparto estrattivo». E ancora: «i requisiti di qualificazione previsti dal Comune di Botticino per la partecipazione alla gara, oltre ad essere impostati su una logica di mercato utopistica e impossibile, sono sproporzionati e tali da rarefare la concorrenza nel settore». Oltre al quantitativo di escavazione non inferiore a un milione e 6 mila quintali l’anno, si chiedeva un fatturato non inferiore a 13 milioni di euro, realizzato negli ultimi esercizi approvati alla data di pubblicazione del bando, ed un canone annuo minimo di 14.486.400 euro, con connessa richiesta di fideiussione a garanzia di 2.715.000 euro. Senza contare la condizione predisposta in base alla quale l’affidatario dovrà aderire al marchio collettivo Botticino Classico o altrimenti chiederne la licenza d’uso. Secondo il Consiglio di Stato, «la scelta di affidare la concessione del comparto estrattivo come lotto unico non è stata ponderata sulla base dell’alternativa data dalla suddivisione in lotti di minori dimensioni, in funzione della più ampia partecipazione alla gara e della tutela delle imprese già operanti nel comparto estrattivo. Pur orientata a finalità legittime di tutela della sicurezza sul lavoro, la scelta del Comune si contraddistingue per la ricomposizione del mercato delle attività estrattive locali e l’espulsione forzata delle realtà imprenditoriali in esso tradizionalmente attive, secondo modalità che per giunta non consta avessero determinato problematiche relative alla sicurezza sul lavoro». La prova «della non adeguatezza dell’intervento pubblico rispetto alle esigenze delle imprese di più ridotte dimensioni si ricava dalle concrete modalità con cui è stata confezionata la normativa di gara e si è svolta la procedura di affidamento. Per qualificarsi alla gara, quale unico concorrente, il Consorzio stabile Botticino Classic Group, formato da tre dei sei operatori già attivi nel comparto estrattivo, ha infatti dovuto includere due altre imprese attive in un altro bacino marmifero fuori regione», scrivono i giudici. L’unico effetto dalla scelta del lotto unico di gara «è dunque quello espulsivo dal mercato di riferimento degli operatori economici già presenti». •.
Società Athesis S.p.A. – Corso Porta Nuova, 67 – I-37122 Verona (VR) – REA: VR-44853 – Cap. soc. i.v.: 1.768.000 Euro – P.IVA e C.F. 0021396023
Copyright © 2022 – Tutti i diritti riservati